venerdì 3 febbraio 2017

Lolita - Vladimir Nabokov

 « Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. »

Lolita è una storia amorale di un'ossessione e non di un amore. Amorale non significa immorale. Amorale significa, semplicemente, priva di morale: Nabokov non giudica, non dà insegnamenti di vita, lascia che sia il lettore a trarre le dovute conclusioni fornendogli la completa visione della storia dalla parte del "carnefice".



Il romanzo, infatti, è scritto totalmente dal punto di vista di Humbert, ormai in carcere per omicidio. È lui a scrivere la sua storia e anche quella di Lolita e di quegli anni passati insieme. È lui stesso che ammette di avere avuto problemi di esaurimento nervoso e di pedofilia, se ne rende conto, ma non può farci niente. Lolita diventa il suo sogno proibito, la sua amante, la sua ossessione. Humbert escogita strade scabrose per arrivare a lei, alla sua Dolly Haze che non riesce a togliersi dalla testa e che alla fine riesce a fare sua, fino al punto di rinchiuderla in casa e privarla di qualsiasi libertà. Dolly, questa ragazzina di dodici anni di cui il lettore non riesce a farsi una vera e propria idea se non che è irriverente, sfuggevole e, soprattutto, di una ragazzina dodicenne che ha subito la perdita del padre, la vita con una madre che non la capiva e Humbert, che l'ha privata del tutto della sua innocenza, ma, soprattutto del normale processo di maturazione e crescita. Come riconoscerà lui stesso.


Cercava le parole. Gliele fornii mentalmente ("Lui mi ha spezzato il cuore. Tu hai soltanto spezzato la mia vita"). 

L'Humbert scrittore di memorie è un uomo brutalmente onesto. Dà libero sfogo ai suoi pensieri e al racconto del suo passato, senza mezzi termini, senza vergogna, ma con una prosa e una delicatezza invidiabile, elegante e raffinata. Nota immancabile che caratterizza le sue parole è la malinconia e la sincerità, due caratteristiche che riescono a far vacillare il lettore e rendergli complicato un giudizio imparziale nei suoi confronti. Infatti, stare per quasi quattrocento pagine nella sua mente non è affatto semplice. È una sfida, è pesante, è destabilizzante. In alcuni punti, vittima e carnefice si fondono, lo diventano entrambi, fino al punto di pensare che la stessa Dolly giocasse meschinamente con le debolezze di Humbert. C'è da tenere conto che la narrazione è soggettiva, per cui la descrizione di Dolly può non corrispondere alla realtà.

Ma io non sono un poeta; sono soltanto un cronista molto coscienzioso.

Vista la natura del romanzo, è facilmente intuibile rendersi conto che Nabokov sia incappato in numerosi problemi e rifiuti per quanto concerne la sua pubblicazione.  La prima pubblicazione avvenne a New York nel 1967, in russo. Nel romanzo, inoltre, si trova, alla fine, una postfazione dal titolo "Note su un libro chiamato Lolita", in cui Nabokov spiega com'è nato il libro, ciò che ha dovuto affrontare per pubblicarlo e il suo difficile rapporto con la lingua inglese, rispetto a quella madre - cioè quella russa, insieme al suo punto di vita di immigrato.

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