venerdì 6 novembre 2015

Grandi penne americane: Harper Lee - Il buio oltre la siepe

Pubblicato nel 1960 (stesso anno in cui la scrittrice vince il Pulitzer), in piena segregazione razziale.

E' ambientato negli anni '30, nella cittadina immaginaria di Maycomb in Alabama, mettendo così sotto l'attenzione del lettore il razzismo che permeava gli Stati Uniti in quegli anni. Nelle pagine, mano a mano che la storia si evolve, i vari personaggi si delineano e con loro i veri sentimenti riguardanti le persone di colore che facevano parte della comunità.










La storia non è unica, Harper Lee si serve di due narrazioni per affrontare diversi temi. Infatti, la parte che riguarda la questione razziale sembra quasi svolgere una storia di sottofondo che, nelle ultime parti del romanzo, diventerà, ovviamente, il topic principale, anche per la presa di coscienza dei protagonisti: due bambini che, con questa vicenda, perdono, pagina dopo pagina, la loro innocenza fanciullesca e si ritrovano a dover convivere e affrontare l'ipocrisia, l'odio e la paura ingiustificata delle persone che vivono attorno a loro e alla loro famiglia.

Jem e Scout sono due bambini, figli di un avvocato - Atticus - cresciuti dalla governante di colore - Calpurnia - dopo la morte della madre. Vengono cresciuti in un contesto di amore, razionalità e spensieratezza. Sono molto indipendenti, nonostante la giovane età, e intrepiditi di conoscere il mondo circostante. Sono molto ben caratterizzati, soprattutto perché la loro condizione di bambini non viene alterata, ma mantenuta. Jem è piccola, anche se matura per la sua età, ma questo non le impedisce di porre domande quando non capisce cosa sta accadendo attorno a lei, nella comunità di Maycomb, e così aiuta anche il lettore a far chiarezza. Capisce, ma allo stesso tempo ha bisogno della figura adulta per capire, appunto, il comportamento della maggior parte degli adulti che la circondano. Atticus e Calpurnia sono due punti fondamentali per lei, e la aiutano in questa crescita in un momento difficile della sua vita: suo padre, essendo avvocato, viene assegnato d'ufficio per la difesa di un "negro" accusato - falsamente - di violenza carnale. Questo scatena l'indignazione della collettività che aziona la macchina del fango nei confronti di un membro rispettabile della comunità, Atticus Finch appunto, e nei confronti della famiglia, quindi dei due bambini che si ritrovano a vivere esperienze difficili sia a scuola che al di fuori di essa.
Questa situazione porta anche a galla le diverse reazioni di molti personaggi: ci si trova davanti all'odio razziale di chi sostiene la segregazione, ci si trova davanti a persone (come Atticus) che vogliono superarla, e anche davanti ad atteggiamenti ipocriti e contradditori in cui è facile odiare Hitler per ciò che fa in Europa, ma al tempo stesso non si crede all'eguaglianza sociale tra bianchi e neri.
Viene trasmesso anche un forte sentimento di speranza, di tenacia.

"Non è una buona ragione non cercare di vincere per il semplice fatto che si è battuti in partenza."

Atticus crede fermamente nell'innocenza dell'uomo accusato ingiustamente e nella possibilità di dimostrarla e vincere così la causa, avendo tutte le prove a suo favore. Purtroppo si scontra contro una comunità piena di pregiudizi, in cui i giurati, pur convinti dell'innocenza dell'uomo e del lavoro svolto da Atticus, si trovano a condannarlo comunque.

Si può tranquillamente affermare che è un romanzo incentrato sui pregiudizi: nella prima parte è chiara la "paura del diverso" che provano Jem e Scout nei confronti di un vicino di casa che non hanno mai visto e di cui hanno solamente sentito parlare nei pettegolezzi dei vicini, che forniscono versioni sempre molto forti della vita di Boo Radley (personaggio al quale è dedicato il titolo italiano del romanzo). Questo personaggio scatena xenofobia, pregiudizi, curiosità e paura del diverso nei due bambini, che non perdono mai occasione per cercare di scoprirne sempre di piu', in particolar modo quando sospettano - prima - e capiscono - dopo - che Boo si diverte con loro, lasciando oggetti e messaggi per attirare la loro attenzione e stuzzicare la loro curiosità. Ben presto si scoprirà che è una persona totalmente innocua e incredibilmente sola, che vede Jem e Scout come "i suoi bambini" per i quali ha un istinto di protezione che lo porterà anche a salvar loro la vita quando saranno minacciati dal vero colpevole della causa di Atticus.

Ho letto questo romanzo senza ricordarmi nulla del film, visto troppi anni fa per poterne avere un ricordo chiaro e nitido. Ho sentito che era arrivato il momento di questa lettura per la pubblicazione del nuovo libro della Lee, ma anche per le molte recensioni negative che mi sono capitate di leggere. "Noioso" è un aggettivo ricorrente che ho trovato accanto a questo titolo e non me lo spiego, perché - impegni a parte - l'ho divorato e apprezzato nella sua interezza. E' una scrittura semplice, coinvolgente, chiara. Non è per nulla pretenziosa e complicata e alcuni dei personaggi, nonostante la serietà della storia, riescono anche a strappare un sorriso con i loro comportamenti. E' uno stile lieve, ironico, che suscita anche sentimenti di pietà e compassione.
Non posso far altro che consigliarlo perché lo trovo un capolavoro che, nonostante sia stato pubblicato nel 1960, è ancora incredibilmente attuale. Consigliato anche da Barack Obama "contro ogni razzismo e discriminazione."


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